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DimensioneMontagna: Tutto sulla tecnica ed i materiali

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 Corso di nivologia (Caratteristiche della neve al suolo - 3° parte)

Tutto sulla tecnica ed i materiali
  • Il Neviflusso (o movimento lento del manto nevoso)
  • Il manto nevoso che si deposita su un pendio inclinato viene sottoposto, a seguito del suo stesso peso, all’azione di 2 forze distinte che comportano 2 distinte conseguenze.
    Abbiamo infatti che la forza peso (P) verticale si scompone in una componente (PN) normale al terreno ed una (PP) parallela al pendio.
    Le relazioni tra P e le due componenti variano in funzione dell'angolo di inclinazione del versante secondo le formule:

    Postato da redazione il Mercoledì, 30 giugno @ 12:33:27 CEST (79 letture)
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     Corso di nivologia (Caratteristiche della neve al suolo - 3° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali
  • Il Neviflusso (o movimento lento del manto nevoso)
  • Il manto nevoso che si deposita su un pendio inclinato viene sottoposto, a seguito del suo stesso peso, all’azione di 2 forze distinte che comportano 2 distinte conseguenze.
    Abbiamo infatti che la forza peso (P) verticale si scompone in una componente (PN) normale al terreno ed una (PP) parallela al pendio.
    Le relazioni tra P e le due componenti variano in funzione dell'angolo di inclinazione del versante secondo le formule:

    Postato da redazione il Venerdì, 04 giugno @ 12:20:14 CEST (72 letture)
    (Leggi Tutto... | 6242 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)

     Corso di nivologia (Caratteristiche della neve al suolo - 2° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    Vediamo in dettaglio le singole caratteristiche della neve:


    Postato da redazione il Mercoledì, 19 maggio @ 12:21:37 CEST (96 letture)
    (Leggi Tutto... | 3808 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)

     Corso di nivologia (Caratteristiche della neve al suolo - 1° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    CARATTERISTICHE DELLA NEVE AL SUOLO

    Abbiamo visto come i vari tipi di metamorfismo modificano le caratteristiche di forma e coesione dei cristalli una volta caduti al suolo.
    Descriviamo adesso le caratteristiche fisiche che il manto nevoso presenta al suolo.
    Nel manto nevoso, in cui si possono riconoscere strati diversi in relazione alle nevicate, si possono rilevare cristalli caratterizzati da diverso tipo e diverso grado di avanzamento dei metamorfismi, che danno, a ciascuno strato, caratteristiche meccaniche diverse.
    Queste, per quanto concerne la stabilità della neve, si traducono in valori diversi di coesione, di plasticità, di densità, di angoli di attrito, nonché di resistenza alle forze di compressione e di taglio.


    Postato da redazione il Venerdì, 30 aprile @ 12:19:03 CEST (84 letture)
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     Corso di nivologia (Trasformazioni della neve al suolo - 4° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    Il metamorfismo della neve bagnata
    Chiamato anche metamorfismo da fusione, questo tipo di metamorfismo è dovuto al riscaldamento della neve fino a 0C° ed è caratteristico della neve primaverile, talvolta anche di quella autunnale molto precoce.
    A zero gradi, i cristalli più grandi, che offrono una maggior inerzia alla fusione, vengono avvolti da una pellicola d'acqua dovuta alla fusione di quelli più piccoli, il successivo congelamento li ingrandisce ulteriormente dando loro una forma arrotondata.


    Postato da redazione il Venerdì, 26 marzo @ 12:27:12 CET (257 letture)
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     Corso di nivologia (Trasformazioni della neve al suolo - 3° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    Vediamo in dettaglio i vari tipi di metamorfosi legate alla temperatura:

    a) Metamorfosi da isotermia (metamorfismo distruttivo)
    Questo metamorfismo si produce quando la variazione di temperatura (gradiente) nel manto nevoso è debole o nulla (GT < 0,05 °C/cm); tende a distruggere le belle forme iniziali dei cristalli e a dar loro, progressivamente, una forma finissima e rotondeggiante, con dimensioni dell'ordine dei decimi di mm.


    Postato da redazione il Lunedì, 15 marzo @ 12:12:31 CET (131 letture)
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     Corso di nivologia (Trasformazioni della neve al suolo - 2° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    I metamorfismi della neve

    A terra, essendo mutato radicalmente l'ambiente in cui i cristalli vengono a trovarsi rispetto a quello di formazione nell'atmosfera, essi cominciano a subire una serie di trasformazioni.
    Nel nuovo ambiente, infatti, sono soggetti a condizioni fisiche (pressione, umidità, temperatura, ecc.) diverse che determinano l’innescarsi delle trasformazioni (o metamorfismi). Il termine metamorfismo comprende le variazioni di forma dovute principalmente alla temperatura (flusso di calore) e alla pressione.
    Le trasformazioni a cui può essere sottoposta la neve al suolo si possono dividere tra 2 principali categorie:

    • Metamorfismo della neve asciutta
    • Metamorfismo della neve bagnata

     


    Postato da redazione il Sabato, 06 marzo @ 15:57:08 CET (309 letture)
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     Corso di nivologia (Trasformazioni della neve al suolo - 1° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    TRASFORMAZIONI DELLA NEVE AL SUOLO

    Per ben capire le trasformazioni a cui la neve è sottoposta una volta raggiunto il suolo, è necessario descrivere brevemente il fenomeno fisico della trasmissione del calore in un corpo.

    Trasmissione del calore nel manto nevoso

    Nella trasformazione del manto nevoso (il “metamorfismo della neve”) è di primaria importanza aver presente come l’energia termica si propaga. In generale il calore si può trasmettere in tre modi:


    Postato da redazione il Martedì, 23 febbraio @ 21:57:28 CET (358 letture)
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     Corso di nivologia (La caduta della neve al suolo - 3° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    13) Tormenta
    Neve trasportata da vento forte e più o meno turbinoso; i cristalli soffiati possono essere quelli sollevati dal suolo o quelli che stanno cadendo durante una nevicata.
    Si distingue la tormenta alta, quando la neve è sollevata ad una altezza tale da non ridurre la visibilità all'altezza degli occhi, e la tormenta bassa, quando la visibilità è praticamente zero.
    I principali effetti della tormenta sono quelli della rottura meccanica dei cristalli ed il loro accumulo nelle zone sottovento, azioni determinanti per la successiva stabilità della copertura nevosa (vedi azione del vento sulla stabilità del manto nevoso).


    Postato da redazione il Lunedì, 15 febbraio @ 21:11:54 CET (741 letture)
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     Corso di nivologia (La caduta della neve al suolo - 2° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    7) Brina
    Deposito di ghiaccio per sublimazione inversa di vapore su superfici a temperatura sotto 0°C, con costruzione di cristalli laminari a forma di foglia, di piume o di scaglie che possono raggiungere anche grandi dimensioni acquisendo un aspetto striato caratteristico.
    La brina si forma più facilmente sui versanti in ombra e/o esposti a nord dove si accumula e ristagna l'aria fredda.


    Postato da redazione il Domenica, 24 gennaio @ 19:33:20 CET (786 letture)
    (Leggi Tutto... | 5523 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)

     Corso di nivologia (La caduta della neve al suolo - 1° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    LA CADUTA DELLA NEVE AL SUOLO

    La caduta del cristallo di neve: le idrometeore
    In meteorologia sono così chiamati i prodotti di condensazione o sublimazione del vapore acqueo che interessano il suolo o l'aria subito sovrastante.
    Per lo studio della neve è importante saper riconoscere e rilevare le diverse idrometeore in quanto molte di esse hanno effetti particolari sulla possibilità di saldatura fra gli strati o col terreno, sulla permeabilità della neve superficiale, sugli scambi termici e di umidità.
    Vediamo, in sintesi, le principali forme di idrometeore in montagna:


    Postato da redazione il Domenica, 10 gennaio @ 18:13:37 CET (306 letture)
    (Leggi Tutto... | 4162 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)

     Corso di nivologia (La genesi della neve - 2° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali


    La mutevole forma dei cristalli
    Il primo scienziato che trattò dei cristalli di neve ponendosi delle domande sulla ragione della loro simmetria esagonale fu Keplero agli inizi del 600’.
    Nel 1635 Cartesio diede la prima descrizione di alcuni tipi di essi, assai accurata compatibilmente con il fatto di poterli osservare al più attraverso una semplice lente.
    Nel 1665 il fisico inglese Hooke pubblicò un grosso volume, intitolato “Micrografia”, contenente disegni di piccoli oggetti e di particolari, risultato di una enorme quantità di osservazioni fatte con il microscopio, da poco inventato. Tra questi figuravano vari tipi di cristalli di neve, con evidenziati dettagli che mai si erano visti prima.
    Nel 1931 i microfotografi americani W. A. Bentley e W.J. Humphreye diedero alle stampe un famoso volume : “Snow Crystals” contenente 2000 immagini di cristalli.
    Ancora, negli anni 30’, il fisico nucleare giapponese Ukichiro Nakaya fece approfonditi studi sulla loro natura riuscendo anche a produrli artificialmente. Il suo fondamentale lavoro è stato pubblicato nel 1954 con il titolo “Snow Cristals: Natural and Artificial”.


    Postato da redazione il Mercoledì, 06 gennaio @ 22:38:09 CET (319 letture)
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     Corso di nivologia (La genesi della neve - 1° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    LA GENESI DELLA NEVE


    La formazione delle nuvole
    La formazione delle nuvole e dei conseguenti fenomeni di precipitazione sono un fenomeno complesso, legato al fatto che l'acqua in natura può essere contemporaneamente presente nei tre stati di solido (ghiaccio), liquido (acqua) ed aereiforme (vapore).

    Le nuvole sono costituite principalmente da microscopiche goccioline d’acqua del diametro di 10-50 micron in sospensione nell'aria.
    Ricordiamo che 1 micron è uguale ad un millesimo di millimetro.
    Queste micro-goccioline derivano dalla condensazione di miliardi di molecole di acqua (H2O) del vapore acqueo, gas invisibile contenuto nell'aria.
    Questo fenomeno di condensazione si produce attraverso il raffreddamento della massa d'aria (tipico esempio è la condensazione del vapore contenuto nel nostro fiato quando questo incontra un vetro freddo, appannandolo).
    Affinché le nuvole si formino è necessario che ci sia una elevata concentrazione di vapore acqueo (aria umida) e che siano presenti polveri (da 0,2 a 10 micron) chiamate nuclei di condensazione.


    Postato da redazione il Mercoledì, 23 dicembre @ 09:11:17 CET (373 letture)
    (Leggi Tutto... | 8892 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 5)

     Corso di nivologia (Appendice - 2° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    APPENDICE

    1. Le trasformazioni dell'acqua
    2. Il calore latente
    3. La saturazione dell'aria
    4. La soprafusione
    5. Il calore specifico
    6. L'irraggiamento solare
    7. Isotermia
    8. L'energia del manto nevoso
    9. L'influenza della luce e l'albedo



    Postato da redazione il Domenica, 13 dicembre @ 22:41:21 CET (156 letture)
    (Leggi Tutto... | 11495 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)

     Corso di nivologia (Appendice - 1° parte)

    Tutto sulla tecnica ed i materiali

    APPENDICE

    1. Le trasformazioni dell'acqua
    2. Il calore latente
    3. La saturazione dell'aria
    4. La soprafusione
    5. Il calore specifico
    6. L'irraggiamento solare
    7. Isotermia
    8. L'energia del manto nevoso
    9. L'influenza della luce e l'albedo



    Postato da redazione il Giovedì, 26 novembre @ 22:03:24 CET (359 letture)
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